Spionaggio! Note per una Psicologia della Menzogna. Finzioni, travestimenti e bugie da Mata Hari a Donald Trump, passando per Alighiero Noschese
Giovedì 21 maggio 2026, ore 17
Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Incontro con Stefano Caracciolo
Per il ciclo "Anatomie della Mente", anno XIX
Nell’ultimo incontro del XIX anno di "Anatomie della Mente" si propone una rilettura della storia dello spionaggio dalle sue origini fino all’età contemporanea, integrando l’analisi storica con un approfondimento psicoanalitico delle dinamiche soggettive implicate nelle pratiche di intelligence. L’obiettivo è duplice: da un lato ricostruire le trasformazioni istituzionali, tecniche e geopolitiche dello spionaggio; dall’altro esplorare le dimensioni psicologiche e simboliche che caratterizzano la figura della spia, con particolare riferimento ai processi di travestimento, menzogna e doppio gioco. Fin dalle prime forme di organizzazione statale, lo spionaggio si configura come una pratica essenziale alla sopravvivenza e all’espansione del potere politico. Nelle civiltà antiche l’uso delle spie è sistematizzato e teorizzato, come dimostrano le testimonianze degli storici antichi (Erodoto, Tucidide, Tito Livio) e il trattato di Sun Tzu sull’Arte della Guerra, che individua nell’inganno un principio strutturale delle operazioni belliche. In queste prime configurazioni emerge già una dimensione psicologica rilevante: la spia è un soggetto che opera nella dissimulazione, incarnando una tensione tra identità reale e identità rappresentata. Con la nascita degli Stati moderni, lo spionaggio si istituzionalizza e si professionalizza, assumendo forme organizzative sempre più complesse. Le repubbliche marinare italiane, in particolare Venezia ‘La Serenissima’, sviluppano reti informative sofisticate, mentre l’età moderna introduce una legittimazione politica dell’inganno attraverso la dottrina della ragion di Stato. Questa evoluzione implica una trasformazione della menzogna da pratica marginale a strumento sistematico di governo, con conseguenze rilevanti sul piano etico e psicologico. Il XX secolo rappresenta il momento di massima espansione dello spionaggio, con la nascita di apparati di intelligence altamente strutturati e la diffusione di una cultura della segretezza su scala globale. In questo contesto, la figura della spia assume una centralità simbolica che si riflette nella produzione letteraria e cinematografica. Gli autori Graham Greene e Ian Fleming offrono rappresentazioni contrastanti della soggettività della spia: mentre Greene enfatizza l’ambiguità morale e la crisi identitaria, Fleming costruisce un modello idealizzato e narcisistico incarnato da James Bond. Ma la realtà supera spesso la fantasia, come vedremo parlando del caso di Mata Hari. Dal punto di vista psicoanalitico, lo spionaggio può essere interpretato come un dispositivo che mette in scena dinamiche fondamentali della soggettività. Il travestimento, ad esempio, non è soltanto una tecnica operativa, ma una forma di identificazione che implica l’assunzione temporanea di un’altra identità. Questo processo può generare fenomeni di dissociazione e confusione identitaria, soprattutto quando si prolunga nel tempo. In questo senso appare suggestivo riesplorare la vita di un grande imitatore, Alighiero Noschese, noto nel mondo dello spettacolo per il suo enorme talento nel trasformismo. La menzogna, elemento costitutivo della pratica spionistica, può assumere una dimensione esistenziale, trasformandosi in una modalità stabile di relazione con il mondo. Il soggetto-spia vive in una realtà costruita, in cui la distinzione tra vero e falso è costantemente negoziata. Il doppio gioco rappresenta la forma più estrema di questa dinamica. Le spie doppie operano simultaneamente per entità contrapposte, incarnando una scissione dell’Io che può essere interpretata alla luce delle teorie psicoanalitiche della divisione del soggetto. In particolare, il concetto freudiano di perturbante e la nozione junghiana di Ombra offrono strumenti teorici utili per comprendere la dimensione inquietante della duplicazione identitaria. Nel contesto contemporaneo, lo spionaggio si trasforma profondamente in seguito allo sviluppo delle tecnologie digitali. La cyber intelligence e la sorveglianza di massa introducono nuove modalità di raccolta e analisi delle informazioni, riducendo apparentemente il ruolo dell’individuo. Tuttavia, le dimensioni psicologiche dello spionaggio rimangono centrali, soprattutto nella manipolazione delle percezioni e nella costruzione di narrazioni. Le cosiddette guerre ibride evidenziano come la battaglia per il controllo dell’informazione sia anche una battaglia per il controllo della realtà psichica collettiva. Lo spionaggio, al di là della sua dimensione tecnica e strategica, rappresenta dunque una forma privilegiata di comportamento per interrogare la natura dell’identità umana. La figura della spia, sospesa tra autenticità e finzione, tra lealtà e tradimento, rivela la complessità e la fragilità degli esseri umani. In questo senso, l’integrazione tra prospettiva storica e approccio psicoanalitico consente di cogliere lo spionaggio come fenomeno totale, capace di illuminare le tensioni profonde che attraversano la relazione tra individuo, società e potere.
- Conferenze e Convegni
- 21-05-2026
